Venerdì della XVI settimana del T.O. – Anno II

+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,18-23)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».

Commento

Il cantico di Geremia che la liturgia ci propone come risposta alla prima lettura è un invito all’ascolto e all’annuncio.

Prima di parlare è cosa saggia e necessaria ascoltare: abbiamo una sola bocca, ma due orecchie. L’annuncio che tutti, proprio tutti, attendono, magari anche inconsapevolmente, è quello di un ribaltamento delle situazioni negative. I deportati in Babilonia ascoltano dal profeta che pure avevano perseguitato, una parola del Signore consolante. Non hanno voluto ascoltare chi li metteva in guardia dal rischio della catastrofe, ora lo stesso profeta, in mezzo a quella sventura, porta parole di gioia da far risuonare per tutti.

Il buon annuncio non ci viene donato per la nostra privata consolazione, ma perché si dilati in ogni tempo ed in ogni luogo.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano