Santi Cornelio e Cipriano, martiri – Memoria

+ Dal Vangelo secondo Luca (7,11-17)

In quel tempo, Gesù si recò in una città chiamata Nain, e con lui camminavano i suoi discepoli e una grande folla.
Quando fu vicino alla porta della città, ecco, veniva portato alla tomba un morto, unico figlio di una madre rimasta vedova; e molta gente della città era con lei.
Vedendola, il Signore fu preso da grande compassione per lei e le disse: «Non piangere!». Si avvicinò e toccò la bara, mentre i portatori si fermarono. Poi disse: «Ragazzo, dico a te, àlzati!». Il morto si mise seduto e cominciò a parlare. Ed egli lo restituì a sua madre.
Tutti furono presi da timore e glorificavano Dio, dicendo: «Un grande profeta è sorto tra noi», e: «Dio ha visitato il suo popolo». Questa fama di lui si diffuse per tutta quanta la Giudea e in tutta la regione circostante.

Commento

Che meraviglia sentire rivolte anche a noi queste parole!

Magari non siamo più ragazzi, magari la vita ci ha piegato con tutte le sue sfaccettature di morte. Come vorremmo sentire qualcuno che ci dice: alzati! Ma prima ancora di questo invito abbiamo bisogno di qualcuno che si rivolga a noi: dico a te, si proprio a te! Quanti invisibili sulle nostre strade, nelle nostre comunità, nella nostra società a cui nessuno si rivolge personalmente: a te, sì, a te! Un: «Come stai?» non frettoloso, che porti con sé anche il tempo di ascoltare con attenzione la risposta e anche i silenzi e gli occhi abbassati che dicono più di ogni parola.

Senza la pretesa di risolverne i problemi, a volte basta poco per aiutare altri a riprendere il cammino un po’ meno soli: dico a te!

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2025” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano