+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Commento
«Nei filari dopo il lungo inverno fremono le viti»: c’è un momento in cui, quasi con un brivido, la linfa riprende a scorrere e fa fremere i rami che sembravano senza vita, senza speranza.
«La rugiada avvolge nel silenzio i primi tralci verdi»: silenziosamente la rugiada irriga i tralci che spuntano timidamente senza saper bene cosa accadrà.
«Poi i colori dell’autunno, i grappoli maturi. Avremo ancora vino!»: e quando l’estate è ormai finita esplodono colori e profumi inattesi. Sui tralci ormai robusti maturano grappoli succosi e dolci: il vino «che rallegra il cuore dell’uomo» si rinnoverà.
Le parole di questo canto raccontano di noi discepoli, tralci desiderosi di restare uniti alla vera vite, accogliendo anche eventuali potature, per dare frutti che rallegrano e consolano la vita dei fratelli.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
