+ Dal Vangelo secondo Matteo (23,13-22)
In quel tempo, Gesù parlò dicendo:
«Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi, e non lasciate entrare nemmeno quelli che vogliono entrare.
Guai a voi, scribi e farisei ipocriti, che percorrete il mare e la terra per fare un solo prosèlito e, quando lo è divenuto, lo rendete degno della Geènna due volte più di voi.
Guai a voi, guide cieche, che dite: “Se uno giura per il tempio, non conta nulla; se invece uno giura per l’oro del tempio, resta obbligato”. Stolti e ciechi! Che cosa è più grande: l’oro o il tempio che rende sacro l’oro? E dite ancora: “Se uno giura per l’altare, non conta nulla; se invece uno giura per l’offerta che vi sta sopra, resta obbligato”. Ciechi! Che cosa è più grande: l’offerta o l’altare che rende sacra l’offerta? Ebbene, chi giura per l’altare, giura per l’altare e per quanto vi sta sopra; e chi giura per il tempio, giura per il tempio e per Colui che lo abita. E chi giura per il cielo, giura per il trono di Dio e per Colui che vi è assiso».
Commento
L’apostolo Paolo è colmo di gratitudine verso i cristiani di Tessalonica perché, dopo essere stati amati e scelti dal Signore, rispondono alla propria vocazione con l’operosità della fede, con la fatica della carità e con la fermezza della speranza.
Riecheggia in queste parole la preghiera di san Francesco davanti al crocifisso di S. Damiano: «Alto e glorioso Iddio illumina le tenebre del cuore mio; dammi fede diritta, speranza certa, carità perfetta».
Le tre virtù teologali, cioè provenienti da Dio, sono dono da accogliere, custodire e trafficare. Esse ci conducono continuamente verso Dio, pienezza della nostra vita.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2025” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
