San Felice da Cantalice, religioso – memoria

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Commento

L’immagine della vite e dei tralci tocca in profondità il mistero della Chiesa, cioè il rapporto che esiste tra Cristo e noi che crediamo in lui e siamo raccolti in unità.

Il brano evangelico sottolinea l’importanza della stabilità del rimanere uniti alla vite: significa che nel nostro cuore non deve mai venir meno la parola divina, che trova in esso il luogo naturale dove abitare e vivere.

Senza questo impegno di preparare in noi una dimora per la parola del Signore, l’intero edificio della nostra fede cade e si dissolve.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2022” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano