Sabato della XIII settimana del T.O. – Anno II

+ Dal Vangelo secondo Matteo (9,14-17)

In quel tempo, si avvicinarono a Gesù i discepoli di Giovanni e gli dissero: «Perché noi e i farisei digiuniamo molte volte, mentre i tuoi discepoli non digiunano?».
E Gesù disse loro: «Possono forse gli invitati a nozze essere in lutto finché lo sposo è con loro? Ma verranno giorni quando lo sposo sarà loro tolto, e allora digiuneranno.
Nessuno mette un pezzo di stoffa grezza su un vestito vecchio, perché il rattoppo porta via qualcosa dal vestito e lo strappo diventa peggiore. Né si versa vino nuovo in otri vecchi, altrimenti si spaccano gli otri e il vino si spande e gli otri vanno perduti. Ma si versa vino nuovo in otri nuovi, e così l’uno e gli altri si conservano».

Commento

Chi può accogliere la novità del vangelo senza il timore di qualche strappo alla propria vita? Come può la spumeggiante gioia della grazia essere accolta da una vita rigida fatta di leggi, leggine, prescrizioni e abitudini che non vogliamo abbandonare?

Mi piace pensare che la novità versata nella nostra vita sia in grado di rinnovare tutto il nostro vestito e il nostro otre. Fuor di metafora: è la novità del vangelo che sa rinnovare le abitudini ed il cuore; non è con la nostra volontà che possiamo cambiare il vestito e gli otri, ma solo accogliendo la grazia ci ritroveremo lentamente e sorprendentemente nuovi.

Allora, forse, Gesù ci vuol dire che non basta ascoltare la sua novità di amore, ma bisogna essere disponibili a lasciare che questa ci contagi e rinnovi.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano