+ Dal Vangelo secondo Matteo (17,10-13)
Mentre scendevano dal monte, i discepoli domandarono a Gesù: «Perché dunque gli scribi dicono che prima deve venire Elìa?».
Ed egli rispose: «Sì, verrà Elìa e ristabilirà ogni cosa. Ma io vi dico: Elìa è già venuto e non l’hanno riconosciuto; anzi, hanno fatto di lui quello che hanno voluto. Così anche il Figlio dell’uomo dovrà soffrire per opera loro».
Allora i discepoli compresero che egli parlava loro di Giovanni il Battista.
Commento
Sono scomparso in un carro di fuoco, come di fuoco era stata la mia parola nel proclamare la santità di Dio contro ogni culto idolatrico. Sono ritornato in spirito nella predicazione di Giovanni Battista, che descriveva la venuta del messia accompagnata da fuoco purificatore e annunciando un battesimo non più d’acqua come il suo, ma incendiato dallo Spirito santo.
Sul monte Tabor ho garantito, assieme a Mosè, che tutto questo si stava realizzando nella persona di Gesù, anche se a dire il vero anch’io, come Giovanni, sono rimasto sorpreso dal modo con cui agiva: niente fuoco sui peccatori, ma gesti e parole che inducevano al pentimento entrando nel cuore delle persone.
Lì dentro lo Spirito sprigiona una scintilla che poi divampa purificando, scaldando e illuminando tutta la vita.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2025” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
