Suor Maria Gioia (Bra) – E chi ha fatto Dio?

Suor Maria Gioia

E CHI HA FATTO DIO???

Facevo le elementari. La maestra aveva parlato dell’universo creato da Dio. Ma …chi aveva creato Dio? Fu allora che decisi: scoprirlo sarebbe stata la mia missione nella vita…

Del resto, appassionata di Indiana Jones (attore compreso!!!), avrei voluto fare l’esploratrice come lui. Ma volevo anche viaggiare nello spazio come in guerre stellari e vincere le Olimpiadi di pallavolo!!!

In quel periodo (io sono nata nel 1983) era scoppiato il conflitto in Jugoslavia. Ogni mattina, quella stessa insegnante ci faceva pregare con le mani giunte: è il ricordo più bello che ho di quegli anni. E quel ricordo è rimasto indelebile, sopravvissuto sempre, come brace sotto la cenere, ad ogni vento di anticlericalismo, contestazione, …

Da piccola Gesù mi piaceva tantissimo: era buono, aiutava le persone, era un amico. La vita con lui era una vita bella. Una vita piena di vita. Era La vita.

Però allo stesso tempo non ho mai voluto farmi suora. Assolutamente.

La “razza suora” era per me un attentato alla vita. Non che le odiassi, è che mi sapevano di vecchio, di triste, persone bacchettone, spente. Mentre da sempre nella mia esistenza c’è stato il bisogno di gioia, di vita.

Volevo vivere come Gesù, vivere il Vangelo. E non mi andava che per fare questo bisognasse fare la suora. Quando poi in monastero ci fu il passaggio in cui si prende il nome di “Suor” e si indossa il velo …….AAAAAAAAAAAAAAAAAAARGH!!!!!!!!!

E’ buffo, ma ancora oggi dico: clarissa, sorella povera ok, ma non suora.

Nella mia famiglia non si pregava e non sempre si andava a Messa la domenica. Ma ho sempre visto nei miei genitori lo spirito di sacrificio, la disponibilità per gli altri.

Facevo, forse, le medie e mentre leggevo un articolo di astronomia dissi a me stessa: “La scienza spiega tutto. Dio non esiste. Non serve per spiegare l’universo.”

Tempo dopo, percepii dentro di me che se Dio non esisteva … non esistevo nemmeno io. Che c’era un mistero più grande di ogni scienza e senza il quale niente avrebbe avuto un senso, nemmeno io stessa. Questo fu un altro punto fermo. Insieme allo scoutismo.

Sì, lo scoutismo. Tra le tante cose che la vita mi ha donato, lo scoutismo è stata la più bella: vivere di quel niente che è tutto … quell’andare all’essenziale … quella sete di radicalità … quel contatto con la natura, con l’Assoluto di Dio … quella gioia di stare insieme …

Erano passati più di sei anni dall’ultima confessione e avevo già iniziato la facoltà di chimica. Ma una mattina mi decisi e andai. Fu una giornata bellissima, ma la sera improvvisamente mi sentii vuota. Completamente. Niente e nessuno mi dava più felicità. Tutto iniziò ad andare male: studio, scout, affetti, amicizie, pallavolo, famiglia. Riempivo le giornate e le serate, ma non potevo fuggire a quel vuoto. Mi vergognavo e così mi isolai sempre più. Ero sola al mondo. O quasi. C’era ancora Lui. Poco per volta incontrai le persone giuste, iniziai un cammino di discernimento e mi accorsi che il servizio con gli scout non mi bastava, la sete di Lui cresceva sempre più.

Un giorno d’estate, decisi di venire al monastero di Bra (conosciuto con gli scout) con il solo scopo di pregare un po’. Ma appena arrivai … quel vuoto si riempì. Così come si era creato: all’improvviso. La vita scorreva di nuovo. Ero tornata a vivere. Ero, finalmente, a casa.

Entrai il 2 febbraio 2009 e da allora la strada prosegue. E se nel cammino tante volte ho conosciuto la mia debolezza, altrettante volte il buon Dio, nel volto delle mie sorelle, e non solo, si è fermato. Ha fasciato le mie piaghe. Ha curato le mie ferite con l’olio della misericordia, del perdono, dell’amore, della speranza. Nella mia vita, in passato piena di paura, oggi poco per volta faccio mia la preghiera scout della strada: “ … non devo avere  paura di niente, neanche della mia debolezza, perché c’è un amore che mi ama sempre”.

E in questo miracolo della vita, oggi posso vivere ogni situazione, relazione, lavoro, incarico, in solidarietà con i miei fratelli e sorelle in umanità. Come una partita di pallavolo: posso giocarla per loro.

E così ogni tanto, sdraiata sul prato sotto il mio albero preferito, rivedo quella bambina a cui piaceva pregare con le mani giunte, esplorare l’universo, andare alla ricerca di Dio. Allora sorrido e penso che, in fondo, anche con Lui, Signore di ogni bellezza,  “niente si crea e niente si distrugge, ma tutto si trasforma”!

 

Suor Maria Gioia
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