Suor Chiara Emanuela – L’urgenza dell’amore

Suor Chiara Emanuela

l'urgenza dell'amore

Sono nata il 25 marzo 1981. Sono figlia unica. Sono cresciuta in una famiglia semplice composta da papà, operaio, da mamma, infermiera e dalla nonna materna, venuta a Bra per un breve periodo a dare una mano alla mia mamma quando sono nata, ma che poi ci è rimasta per tutta la vita. Ho vissuto un’infanzia felice e spensierata, vivace e incuriosita da ciò che mi circondava. Il tempo estivo lo trascorrevo nella casa in campagna della nonna e lì mi piaceva giocare e stare a contatto con la natura e gli animali. Mi piaceva prendermi cura dei fiori, dar da mangiare ai pulcini e ai coniglietti, contare le formiche e seguirle per capire dove era la loro casa, e poi correre tra i filari dei vigneti o tuffarmi sulla paglia e sentirne il profumo.

Gli altri mesi invece ero nella mia casa a Bra dove frequentavo la scuola. La presenza della nonna nella mia vita fu molto incisiva; trascorrevo molto tempo con lei mentre i miei genitori erano al lavoro. Mi piaceva ascoltare i suoi racconti di quando era bambina poi giovane ragazza e la scelta di lasciare la sua famiglia a 20 anni per sposarsi. Questa persona minuta e umile è stata colei che mi ha insegnato la vita e a vivere la vita. Mi colpiva la sua finezza e la sua fermezza, la religiosità espressa in un Dio buono e provvidente. Ero davvero piccola, ma ricordo che quando qualcuno mi chiedeva cosa volevo fare da grande io rispondevo: “Mi sposo a 20 anni, come la mia nonna”. La vita di fede mi è stata trasmessa dalla mamma e dalla nonna: esempi di fede semplice ma profonda. Ricordo che quando la mia mamma era a riposo dal lavoro mi portava a pregare in chiesa e la nonna prendendomi in braccio, con l’indice puntato a Gesù mi diceva: “Ricordati che il Signore ti vede e ti vuole bene”.

Nei tempi della scuola elementare mi iscrissero a una squadra di basket. Divenne la mia più grande passione: un gioco di squadra che mi ha insegnato la conquista, la resistenza, il saper perdere, la fatica per raggiungere l’obiettivo, il saper collaborare insieme. Ho fatto basket per 7 anni, fino alla scuola media, poi con l’adolescenza si aprì un’altra tappa della mia vita che mi portò a scegliere altro.

All’età di 9 anni, la mia vita incontrò la sofferenza nella malattia di un tumore molto avanzato della mia mamma. La mia famiglia in quel momento era presa da tanta tristezza e paura. Intrapresi le scuole medie apparentemente serena, ma interiormente molto scombussolata. Ero già alle prese con l’adolescenza, la voglia di trasgredire, e la malattia della mamma mi metteva di fronte a domande molto forti ed esistenziali. Dopo aver ricevuto la Cresima ho lasciato la chiesa, l’oratorio… Non volevo più sentirne parlare. Andavo a Messa alla domenica, ma solo per far piacere alla mia famiglia. Terminate le scuole medie mi iscrissi al liceo. Iniziai a studiare anche filosofia: una materia che da subito mi affascinò perché incontrava la mia ricerca di senso, di luce, di verità.

A 17 anni, durante un intervallo, una mia compagna di scuola mi diede un volantino e mi chiese se l’accompagnavo a un ritiro spirituale che si svolgeva presso il monastero delle sorelle clarisse di Bra. Ci andai per farle piacere e per trascorrere una domenica un po’ diversa. Sono tornata a casa con il mal di testa, ma è stata un’esperienza di conoscenza di una realtà che prima non sapevo esistesse. Interessante è stato vedere donne così felici della loro scelta di vita.

Con il programma di filosofia si arrivò alla fenomenologia e il professore ci presentò la figura di Edith Stein. Subito mi colpì il fatto che era una donna filosofa e che poi nella sua ricerca arrivò a addirittura a entrare in monastero. La Verità da lei scoperta andava al di là di quella filosofica perché consisteva in un incontro vivo e personale: l’incontro con Dio. Di Edith Stein mi colpirono quei tratti umani di una donna determinata, forte, decisa, che non temeva di donarsi fino in fondo a costo della vita.

Un pomeriggio mentre passeggiavo sola senza una meta, passai davanti al monastero e mi venne in mente il ritiro spirituale a cui avevo partecipato. Qualcosa ha fatto sì che avessi il coraggio di suonare il campanello. Senza un perché mi sono trovata sola davanti a una sorella che mi salutò con una cordialità tale che sembrava conoscermi da sempre. Per rompere il ghiaccio ho chiesto ingenuamente: “Ma che scuola avete fatto per essere qui?”. La sorella mi sorrise e mi disse: “Basta la scuola dell’amore!”. Il nostro incontro terminò così e chiesi preghiere per la salute di mia mamma.

Da quel momento in poi nacque in me il desiderio di conoscere Gesù più da vicino. Iniziai a trascorrere ore in chiesa per ascoltare la voce del Signore. Il mio progetto di sposarmi e di avere tanti bimbi si stava rimodellando in modo del tutto nuovo. Quel vuoto che sentivo e mi portavo dentro da anni si stava riempiendo non di qualcosa, ma di Qualcuno.

A 18 anni partecipai alla Marcia Francescana. Il tempo trascorreva tra canti, preghiera, camminate e risate, accompagnati dai frati che animavano le giornate. Il 29 luglio era dedicato a una giornata di deserto; dopo la predica del frate, presi quaderno e Bibbia e andai a sedermi sotto un albero. Ero in preghiera e riflettevo sulla mia vita futura. Ad un certo punto il mio cuore percepì la presenza di un amore grande che mi amava senza misura, un amore che toccò tutte le fibre del mio cuore e mi invitava a fare altrettanto. In quel momento mi sentivo la persona più felice del mondo. Capii che avevo incontrato Gesù che mi chiedeva di amarlo e di seguirlo. Subito mi sono alzata e sono corsa in cappella e, inginocchiata, ho detto: “Se è questo che vuoi da me, eccomi!”. Terminata l’esperienza ricordo la frase di un frate che disse a noi giovani: “Ora la vera Marcia comincia da casa tua”. Era proprio vero. Tornai a casa e in seguito andai a parlare con una sorella del monastero e iniziai un cammino di discernimento.

A casa i miei genitori si accorsero ben presto del mio cambiamento e del mio ritorno alla preghiera. Compiuti i 20 anni iniziai a parlare con loro della mia intenzione di voler fare un mese di esperienza all’interno del monastero per capire più da vicino se quella era la mia vocazione. I contrasti furono molto forti, non ci parlavamo più, in casa c’era solo silenzio o grandi discussioni. Per i miei genitori è stato davvero un crollo. E anche per me non fu facile superare quei sensi di colpa che avvengono nei figli unici in cui per i famigliari si diventa l’unico punto di riferimento per la vecchiaia. Nonostante la disapprovazione dei miei genitori, andai a fare il mese di esperienza. Il terzo giorno che ero lì, ho capito che quella sarebbe stata la mia casa. Le paure e dubbi crollarono e lasciarono posto a tanta pace e gioia. Dopo l’esperienza ho sentito forte l’urgenza di donarmi subito al Signore, di lasciare tutto e tutti, come dice Gesù nel Vangelo: “Vendi tutto quello che hai, poi vieni e seguimi”. Non avevo motivi validi per farLo aspettare.

La mia famiglia e tante persone mi dicevano: “Sei ancora giovane! Goditi la vita! Fai ancora almeno l’università! Hai il coraggio di lasciare soli i tuoi genitori?” Ho ricevuto critiche molto forti, impedimenti e ostacoli di vario genere, ma il mio passo non era per scappare da qualcuno o qualcosa. Capivo che avevo trovato l’Amore della mia vita che mi chiamava a seguirlo ADESSO e non domani e a quella intuizione non dovevo venir meno o rimandare. La nonna fu sempre accanto a me in quel periodo. Non parlava e non mi dava soluzioni. Lei sapeva che la mia decisione rispecchiava la sua.

Io partii da casa certa della bontà e della provvidenza del Signore che non avrebbe fatto mancare nulla alla mia famiglia.  Così il 4 ottobre 2001 all’età di 20 anni entrai in monastero e quello fu per me il giorno più importante della mia vita: le mie nozze nella gioia di una futura fecondità.

Suor Chiara Emanuela
Monastero di Bra