+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15,1-8)
In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli:
«Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».
Commento
La vite, i tralci, il frutto, il rimanere che esprime un invisibile ma fortissimo legame che unisce queste tre realtà e che ne rende feconda la presenza.
È un’immagine preziosa per spiegare la relazione, l’alleanza tra il Signore e il suo popolo. Un’immagine bellissima per comprendere da discepoli quel non poter vivere staccati da chi fa circolare la vita, ma nello stesso tempo per sorprendersi del fatto che la vite non esiste senza i tralci e senza di loro non potrebbe esprimere la propria fecondità.
La parola annunciata compie a suo tempo la necessaria purificazione/potatura, oggi come allora, perché ci sia frutto, quello di una sequela piena di fiducia, che dia gloria al Padre.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
