+ Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-21)
In quel tempo, Gesù disse a Nicodèmo: «Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna. Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo sia salvato per mezzo di lui. Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio.
E il giudizio è questo: la luce è venuta nel mondo, ma gli uomini hanno amato più le tenebre che la luce, perché le loro opere erano malvagie. Chiunque infatti fa il male, odia la luce, e non viene alla luce perché le sue opere non vengano riprovate. Invece chi fa la verità viene verso la luce, perché appaia chiaramente che le sue opere sono state fatte in Dio».
Commento
Quante volte ti ascolto, Signore, e le tue parole sono un suono lontano che non mi tocca e non mi scuote. L’abitudine attenua tutto, anche le cose importanti.
Quanto oggi mi dici mi sconvolge: se lo ascoltassi con il cuore, lo lasciassi penetrare lentamente, mi potrebbe commuovere sino alle lacrime. Sono amata personalmente dal Padre sino al punto che lui ha chiesto al proprio figlio, l’amato, di donare la sua vita per me, per ciascuno di noi. Gesù, il Figlio, non ci ha amato per scherzo, ma si è consegnato ed è morto per amore nostro.
Sapere questo, mi deve scuotere, provocare, aprire il cuore alla gratitudine, al rendimento di grazie. Siamo amati davvero, non dimentichiamolo; fissiamolo nella memoria perché sia certezza che guida la nostra vita.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2025” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
