+ Dal Vangelo secondo Matteo (13,36-43)
In quel tempo, Gesù congedò la folla ed entrò in casa; i suoi discepoli gli si avvicinarono per dirgli: «Spiegaci la parabola della zizzania nel campo».
Ed egli rispose: «Colui che semina il buon seme è il Figlio dell’uomo. Il campo è il mondo e il seme buono sono i figli del Regno. La zizzania sono i figli del Maligno e il nemico che l’ha seminata è il diavolo. La mietitura è la fine del mondo e i mietitori sono gli angeli. Come dunque si raccoglie la zizzania e la si brucia nel fuoco, così avverrà alla fine del mondo. Il Figlio dell’uomo manderà i suoi angeli, i quali raccoglieranno dal suo regno tutti gli scandali e tutti quelli che commettono iniquità e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti. Allora i giusti splenderanno come il sole nel regno del Padre loro. Chi ha orecchi, ascolti!».
Commento
Quando la nostra infedeltà ci porta lontano da Dio, su cosa possiamo appoggiare la nostra speranza di ritorno?
Solo la fedeltà di Dio ci garantisce sempre l possibilità di riallacciare una relazione buona. L’orante fa leva sull’alleanza non a partire dalla promessa di una futura fedeltà personale, ma da Dio che non respinge perché lui rimane fedele. Chiede a Dio di fare memoria, così come Mosè invitò il popolo a ricordare il cammino fatto sotto la protezione del Signore. Fare memoria rinnova e risveglia il desiderio del ritorno, anche se titubante per la colpa dell’allontanamento. Ma, come scrive san Paolo, «se siamo infedeli, lui rimane fedele, perché non può rinnegare sé stesso».
Solo in Dio, con Dio e per Dio noi possiamo vivere questa vita con la certezza di non essere mai abbandonati.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
