+ Dal Vangelo secondo Luca (10,21-24)
In quella stessa ora Gesù esultò di gioia nello Spirito Santo e disse: «Ti rendo lode, o Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio e nessuno sa chi è il Figlio se non il Padre, né chi è il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo».
E, rivolto ai discepoli, in disparte, disse: «Beati gli occhi che vedono ciò che voi vedete. Io vi dico che molti profeti e re hanno voluto vedere ciò che voi guardate, ma non lo videro, e ascoltare ciò che voi ascoltate, ma non lo ascoltarono».
Commento
La nostra beatitudine: vedere il volto di Dio, il cielo dentro la nostra terra.
Ancora ci riempiamo di lacrime, perché il male è pur sempre presente, un po’ dappertutto, tuttavia questo velo non ci impedisce di scorgere i celesti segni di speranza, che confortano ma che nel contempo richiedono l’impegno umano per realizzarsi.
Aiùtati che il ciel t’aiuta, recita la saggezza popolare. Come quel pio israelita che, affascinato dalla visione di Isaia di un mondo riappacificato, sul prato davanti alla casa aveva sistemato un agnello, un capretto, un vitello e una mucca. A chi chiedeva spiegazioni rispondeva che lui faceva la sua parte nell’accudirli bene; quanto al lupo, al leopardo, al leone e all’orsa, li avrebbe portati il Messia, l’unico in grado di farli andare d’accordo. E Gesù è arrivato.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2025” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
