Giovedì XXV settimana del Tempo Ordinario – Anno dispari

+ Dal Vangelo secondo Luca (9,7-9)

In quel tempo, il tetràrca Erode sentì parlare di tutti questi avvenimenti e non sapeva che cosa pensare, perché alcuni dicevano: «Giovanni è risorto dai morti», altri: «È apparso Elìa», e altri ancora: «È risorto uno degli antichi profeti».
Ma Erode diceva: «Giovanni, l’ho fatto decapitare io; chi è dunque costui, del quale sento dire queste cose?». E cercava di vederlo.

Commento

Questa parola del profeta Aggeo non può che richiamare nel cuore le parole che il crocifisso di S. Damiano ha rivolto a frate Francesco: la casa del Signore è in rovina e deve essere restaurata.

«Lo farò volentieri», risponde Francesco. Ma quale casa? Francesco inizia dalle mura di alcune chiesette diroccate, ma il suo percorso di discepolo amato dal Signore lo condurrà ad approfondire sempre di più il senso di quell’invito. La casa in rovina è la Chiesa che deve ritrovare il senso del suo essere del e per il Signore e per l’uomo.

Alla fine della vita, dicono i biografi, Francesco scopre che la casa sempre da restaurare è quella del suo cuore: il Signore stesso l’ha riparata rendendola sempre più simile a sé, fino a manifestarlo nel corpo stesso di Francesco con il dono delle stimmate.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2025” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano