Domenica IV di Pasqua – Anno C

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (10,27-30)

In quel tempo, Gesù disse: «Le mie pecore ascoltano la mia voce e io le conosco ed esse mi seguono.
Io do loro la vita eterna e non andranno perdute in eterno e nessuno le strapperà dalla mia mano.
Il Padre mio, che me le ha date, è più grande di tutti e nessuno può strapparle dalla mano del Padre. Io e il Padre siamo una cosa sola».

Lectio Divina

Il Vangelo di questa domenica, IV di Pasqua, attira la nostra attenzione sulla profondità del rapporto tra Gesù e i suoi (ciascuno di noi) attraverso l’immagine del pastore e delle pecore. Gesù si trova nel Tempio, i giudei ascoltano le sue parole e lo interrogano. Qualcuno desideroso di saperne di più, qualcun altro ostile, in ricerca di un pretesto per accusarlo. Gesù è pastore delle pecore, anche di quelle che non riescono o addirittura rifiutano di seguire la sua voce. È determinato a prendersi cura di tutti, di chi si sente riconosciuto, amato e nella sua voce riconosce il desiderio di prendersi cura, ma anche di chi resta nell’incredulità e ascolta con cuore chiuso. Il desiderio di Gesù è che tutti abbiano la vita eterna, partecipino alla comunione di amore con il Padre. Gesù e il Padre sono una cosa sola: condividono la stessa forza, la stessa capacità di difesa del gregge, ma soprattutto condividono lo stesso sogno di salvezza per ciascuno, fino al dono totale di sé. La possibilità di mancare questo obiettivo, di non godere di questo dono è reale, è seria, ma Gesù ci garantisce anche di avere la forza di proteggerci. Noi possiamo scegliere, in ogni istante, di restare al sicuro nelle mani del Padre, o di ritornarvi, guidati dalla voce del pastore: niente e nessuno potrà impedircelo. Restiamo però sempre liberi, in ogni istante, di fare scelte diverse.

La voce del pastore è rifugio sicuro, che ci invita a non temere di fronte alle avversità della vita e alle insidie dal male. Ma anche chiamata a “uscire da sé stessi per intraprendere un cammino di amore e di servizio”. È quanto ha scritto papa Francesco nel messaggio per la 62° giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, che celebriamo oggi. Gesù conosce le sue pecore, “non abbandona nell’insicurezza, anzi, vuole suscitare in ognuno la consapevolezza di essere amato, chiamato e inviato come pellegrino di speranza”. Vocazione dunque è risposta a una chiamata specifica, a donare la propria vita nel matrimonio, nel ministero ordinato, nella vita consacrata o laicale. Prima ancora è accoglienza dell’amore del Padre e attenzione perché questo dono possa arrivare a tutti. “La vocazione è segno della speranza che Dio nutre per il mondo e per ciascuno dei suoi figli”. Preghiamo dunque il Padre perché continui a suscitare vocazioni sante a servizio della Chiesa e dell’umanità. Preghiamo per quanti già ha chiamato, in forme differenti, ad accompagnare il cammino del suo popolo e in particolare per papa Leone XIV, e perché quanti si stanno interrogando sulla propria vita e le proprie scelte vocazionali possano incontrare accompagnatori santi e sapienti.

Monastero di Bra