Domenica della XIII settimana del T.O. – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: “Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me.
Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà.
Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato.
Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto.
E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa”.

Commento

Ho sempre accolto con gioia Eliseo perché vedo in questo pellegrino di Dio i segni di una santità vissuta nella povertà.

Anch’io, nonostante non mi machi la sicurezza materiale, vivo la povertà di una donna che non ha potuto generare una vita. Ora, sulla porta della stanza, sto ascoltando meravigliata questa promessa di un figlio. E io credo alle parole di questo profeta: sto pensando che questo è come un incontro delle nostre povertà da cui l’Onnipotente può generare un miracolo.

Mi affaccio alla porta come fossi di fronte al mistero dell’esistere: lo faccio con venerazione e rispetto, confidando che anche in ciò che ci sembra una perdita di noi stessi si nasconde un ritrovarsi in Dio a livelli più profondi, una semina in vista di un raccolto cento volte più abbondante.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano