CRISTO RE- Anno C – Solennità

+ Dal Vangelo secondo Luca (23, 35-43)

In quel tempo, [dopo che ebbero crocifisso Gesù,] il popolo stava a vedere; i capi invece deridevano Gesù dicendo: «Ha salvato altri! Salvi se stesso, se è lui il Cristo di Dio, l’eletto».

Anche i soldati lo deridevano, gli si accostavano per porgergli dell’aceto e dicevano: «Se tu sei il re dei Giudei, salva te stesso». Sopra di lui c’era anche una scritta: «Costui è il re dei Giudei».
Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: «Non sei tu il Cristo? Salva te stesso e noi!». L’altro invece lo rimproverava dicendo: «Non hai alcun timore di Dio. tu che sei condannato alla stessa pena? Noi, giustamente, perché riceviamo quello che abbiamo meritato per le nostre azioni; egli invece non ha fatto nulla di male».

E disse: «Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno». Gli rispose: «In verità io ti dico: oggi con me sarai nel paradiso».

 

Commento

La pedagogia dell’evangelista ci ha introdotti nella solennità che chiude l’anno liturgico facendoci meditare l’episodio del cieco di Gerico (cfr. vangelo di lunedì 14 novembre). Luca ci ha voluto preparare a focalizzare l’essenziale: stiamo per assistere allo “spettacolo” più sbalorditivo e sconvolgente che sia mai capitato nella storia, ed è quindi indispensabile collocarci nella giusta posizione prospettica. Dunque: occhi capaci di vedere l’invisibile e di riconoscere la logica capovolta di Dio che ci fa intravvedere nel volto di un Crocifisso la bellezza regale di Colui che salva l’umanità rimanendo inerme e impotente sul patibolo dei maledetti.

Molti sarebbero gli spunti di riflessione. Ne suggerisco solo alcuni:

  • La croce ci provoca, sempre. Ci è data la libertà di decidere cosa farne: è la conferma delle mie idee idolatriche di un dio che a nulla serve, neppure in grado di salvare se stesso; oppure, lasciandoci da essa interrogare, arrivare ad interpretare “l’idiozia di un Dio crocifisso” (S. Fausti) che manda in frantumi i nostri idoli di salvezza religiosa, politica e personale? Il Crocifisso ci salva innanzitutto dall’immagine idolatrica e blasfema di un dio che corrisponde alle nostre aspettative di grandezza e di potere, dall’immagine di un “dio contabile e giustiziere”, per spalancarci l’orizzonte di speranza di una porta ormai definitivamente aperta nel cielo – la ferita del costato di Cristo – nella quale siamo tutti chiamati ad entrare.

Un re che non salva se stesso, perché vive dell’unica preoccupazione di salvare noi; che si mette nelle mie e nostre mani, che giunge fino al punto di dare la sua vita per me! “Vedi che Egli per te si è fatto oggetto di disprezzo…” (S. Chiara d’Assisi). Questa è l’unica Potenza che su quella croce manifesta il volto di un Dio che, per fortuna, non è a misura d’uomo, ma è pienamente solidale con l’uomo, non solo nella morte, ma perfino nel cammino che lo conduce alla morte.

  • Questo apre ad una seconda suggestione: “essere-con”. Gesù rivela il volto di un Dio che non abbandona l’uomo, anche quando l’uomo sembra infinitamente lontano e definitivamente perduto. Non ci resta che accogliere questo dono gratuito e sorprendente proprio “rimanendo-con” Lui, nel suo amore, nella sua Passione. Ancora una volta mi torna alla mente Chiara d’Assisi: “Se con Lui soffrirai, con Lui regnerai; se con Lui piangerai, con Lui godrai; se in compagnia di Lui morirai sulla croce della tribolazione, possederai con Lui le celesti dimore nello splendore dei santi, e il tuo nome sarà scritto nel Libro della vita…possederai per tutta l’eternità e per tutti i secoli la gloria del regno celeste”. Ci vogliono gli occhi e la fede di un ladro che con Lui è stato, perché da Lui raggiunto nel punto più infimo della sua esistenza, per poter ascoltare dalla Sua bocca la promessa attesa e sperata: “Oggi con me sarai!”.
  • Ricordati”: è una delle più belle parole bibliche che intreccia tutta la storia dell’uomo con la storia di Dio, la parola che richiama alla memoria dell’Alleanza, la parola che Dio e l’uomo ripetutamente si rivolgono nel dialogo appassionato e struggente degli innamorati: Ricordati, ricordati di tutto il cammino che il Signore tuo Dio ti ha fatto percorrere (cfr. Deuteronomio); non mi abbandonerà mai il ricordo di te e si struggerà in me l’anima mia (cfr. S. Chiara d’Assisi); e ancora: ricordati Dio della tua misericordia, del tuo amore che è per sempre…

Se all’uomo è incline alla smemoratezza, Dio non si dimentica mai: Può forse una madre dimenticare il proprio figlio?… Ti ho disegnato sul palmo delle mie mani! (cfr. Ger 49,15-16)

Sulla croce si ha il paradosso di un uomo che riacquista la memoria e riallaccia l’Alleanza con il Dio che non ci dimentica. Gesù lo riconduce al suo cuore (cordis): Oggi con me sarai… dove già sei! E il peccatore fa esperienza di essere da sempre nel cuore di Dio, a casa, con Lui!

E noi CON CHI siamo? A CHI apparteniamo? CHI É IL SIGNORE della nostra vita? Rispondere a queste domande è scoprire la verità che ci abita e l’identità costitutiva del nostro essere.

Sr. Chiara Gioia

Sorelle clarisse Bergamo