Beato Claudio Granzotto, religioso – memoria

+ Dal Vangelo secondo Luca (4,16-30)

In quel tempo, Gesù venne a Nàzaret, dove era cresciuto, e secondo il suo solito, di sabato, entrò nella sinagoga e si alzò a leggere. Gli fu dato il rotolo del profeta Isaìa; aprì il rotolo e trovò il passo dove era scritto:
«Lo Spirito del Signore è sopra di me;
per questo mi ha consacrato con l’unzione
e mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio,
a proclamare ai prigionieri la liberazione
e ai ciechi la vista;
a rimettere in libertà gli oppressi,
a proclamare l’anno di grazia del Signore».
Riavvolse il rotolo, lo riconsegnò all’inserviente e sedette. Nella sinagoga, gli occhi di tutti erano fissi su di lui. Allora cominciò a dire loro: «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato».
Tutti gli davano testimonianza ed erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca e dicevano: «Non è costui il figlio di Giuseppe?». Ma egli rispose loro: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafàrnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Poi aggiunse: «In verità io vi dico: nessun profeta è bene accetto nella sua patria. Anzi, in verità io vi dico: c’erano molte vedove in Israele al tempo di Elìa, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e ci fu una grande carestia in tutto il paese; ma a nessuna di esse fu mandato Elìa, se non a una vedova a Sarèpta di Sidòne. C’erano molti lebbrosi in Israele al tempo del profeta Elisèo; ma nessuno di loro fu purificato, se non Naamàn, il Siro».
All’udire queste cose, tutti nella sinagoga si riempirono di sdegno. Si alzarono e lo cacciarono fuori della città e lo con- dussero fin sul ciglio del monte, sul quale era costruita la loro città, per gettarlo giù. Ma egli, passando in mezzo a loro, si mise in cammino.

Commento

Sono davvero certa che lo Spirito sia in me, in te, nell’altro? O mi lascio ingannare dall’apparenza?

Chi ti vedeva, Gesù, onesto falegname, vicino di casa gentile, non coglieva nulla di prodigioso. Ma come potevano non accorgersi dei tuoi occhi, della dolcezza della tua voce. Per rendersi conto di queste cose non basta vedere; bisogna guardare, concedere all’altro un attimo della propria vita, condividergli almeno un piccolo spazio nel cuore. L’altro va accolto, e per farlo occorre regalare un poco del nostro preziosissimo tempo; un dono che spesso viene ripagato in modo sorprendente, perché lo Spirito di Dio danza e canta in fondo al cuore di ognuno di noi.

Guardiamoci con attenzione, gentilezza e vero interesse; ascoltiamoci davvero perché lo Spirito che è nell’altro trovi consonanza con lo Spirito che è in noi.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2024” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano