Ascensione del Signore – Solennità

+ Dal Vangelo secondo Marco (16,15-20)

In quel tempo, [Gesù apparve agli Undici] e disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato, ma chi non crederà sarà condannato. Questi saranno i segni che accompagneranno quelli che credono: nel mio nome scacceranno demòni, parleranno lingue nuove, prenderanno in mano serpenti e, se berranno qualche veleno, non recherà loro danno; imporranno le mani ai malati e questi guariranno».
Il Signore Gesù, dopo aver parlato con loro, fu elevato in cielo e sedette alla destra di Dio.
Allora essi partirono e predicarono dappertutto, mentre il Signore agiva insieme con loro e confermava la Parola con i segni che la accompagnavano.

At 1,1-11 / Sal 46 / Ef 4,1-13

Lectio divina

È BENE PER NOI…

Quaranta giorni dopo la Pasqua, Gesù conduce gli apostoli verso Betania e arrivato sul Monte degli Ulivi (chiamato perciò anche Monte dell’ascensione), li benedice e, dopo aver parlato loro, sale al cielo.

La lettura degli Atti descrive quasi visivamente questo momento (At 1,6-11); gli apostoli vedono il maestro andarsene, come aveva preannunciato, ma ancora sono impreparati a comprenderne il senso: «Signore, è questo il tempo nel quale ristabilirai il regno per Israele?» (At 1,6). Anche dopo la risurrezione e le apparizioni del Risorto, incomprensione e incredulità (come attesta Mc 16,14) sono presenti nei discepoli. Tuttavia il racconto molto essenziale del vangelo di Marco si apre con un mandato missionario da parte di Gesù: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a tutta la creazione» (Mc 16,15); i discepoli ancora deboli nella fede, vengono investiti di un compito audace e immane, portatori di una salvezza di cui non sono né autori né proprietari: «Chi crederà e sarà battezzato sarà salvato» (Mc 16,16).

Il superamento dell’incredulità e della confusione interiore è mosso e reso possibile dalla fiducia che il Signore Gesù accorda ai discepoli, facendo loro “esercitare” la fede: come agli inizi avevano “gettato le reti sulla sua parola” (cfr. Lc 5,5), sperimentandone la potenza, così ora sono di nuovo chiamati a gettare le reti nell’annuncio del Vangelo, che “è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede” (Rm 1, 16). È la potenza della Pasqua di Gesù, cioè un amore più grande del male, dell’inimicizia e delle divisioni, un perdono più grande del peccato, una vita più forte della morte; questa vittoria è per tutti, coinvolge l’intera creazione e la riporta all’armonia della sua grande bellezza e dignità: essere in comunione con Dio, con ogni uomo e donna, con gli esseri del cielo, della terra e del mare…

“I segni” dati ai discepoli sono, infatti, segni di liberazione dal male, di comunicazione nuova, aperta alla conoscenza, al dialogo, all’incontro, di custodia dalle insidie velenose, di guarigione e salvezza (Mc 16,17-18); essi non generano la fede, ma accompagnano e seguono la fede, che è accoglienza del dono Dio in Cristo Gesù.

«Il Signore Gesù fu assunto in cielo e sedette alla destra di Dio» (Mc 16,19). Per descrivere l’ascensione di Gesù al cielo sono usate espressioni dell’Antico Testamento, riprese dalla storia di Elia profeta (2Re 2,11; 1Mac 2,58) e dal salmo 110 molto conosciuto nella comunità di Marco; “alla destra” è il posto d’onore, quello del Figlio erede, il posto che da sempre è suo. Il Verbo che era nel seno del Padre e si è fatto carne dimorando in mezzo a noi, torna al Padre nella sua signoria pasquale, ma con questo potere continua ad operare insieme ai discepoli che ha lasciato nel mondo.

Il vangelo si conclude così con la presenza, se pure nascosta, del Signore Gesù, che accompagna e conferma nella sua parola di vita i discepoli.

INTRATTENERCI CON IL CIELO

Dopo essersi data un tempo prolungato di sei settimane per meditare e accogliere l’annuncio e la gioia della risurrezione di Gesù, la Chiesa celebra la solennità dell’Ascensione. La vicenda di Gesù non si conclude con la sua risurrezione, ma con il suo ritorno al Padre, dal quale era venuto. Di questo ritorno Gesù aveva parlato ai discepoli poco prima della sua morte, ma erano parole difficili da comprendere: «È bene per voi che io me ne vada» (Gv 16,7) e si chiedevano: «Che è mai questo che ci dice: Un poco e non mi vedrete più, e poi un poco ancora e mi vedrete… io vado al Padre? » (Gv 16,16-17).

Nel tempo i cristiani, facendo memoria delle parole di Gesù sotto la guida dello Spirito (cfr. Gv 16,13-14), hanno maturato una comprensione più profonda dell’Ascensione, che la liturgia esprime nella Colletta di questa solennità: Esulti di santa gioia la tua Chiesa, o Padre… poiché nel tuo Figlio asceso al cielo la nostra umanità è innalzata accanto a te, e noi, membra del suo corpo, viviamo nella speranza di raggiungere Cristo, nostro capo, nella gloria.

L’Ascensione del Signore è una bella notizia per la nostra umanità e per la nostra speranza.

Il Signore Gesù è risorto e salito al cielo con il suo corpo, con l’umanità che ha condiviso con noi facendosi uomo; quella umanità non è dunque andata perduta, anzi, si trova ora glorificata con lui alla destra del Padre, pienamente compiuta nella sua bellezza e grandezza di creatura a immagine e somiglianza di Dio; una umanità che porta i segni della passione e della morte, ma che è risorta per la potenza dell’amore col quale Cristo ha dato se stesso.

La nostra umanità è innalzata perché noi siamo uniti a lui come i tralci alla vite e siamo ormai il suo corpo; innestati in lui mediante il battesimo, siamo stati resi partecipi della sua pasqua: se siamo uniti a Cristo con una morte simile alla sua, cioè amando, crediamo che anche risorgiamo e viviamo con lui! (cfr Gv 15,5; 1Cor 12,27; Rm 6,5). Ogni giorno, morendo al peccato e risorgendo a vita nuova, fino a quando lo raggiungeremo là, dove egli è andato a prepararci un posto, secondo la sua promessa (Gv 14,3).

L’Ascensione allora è portatrice di una grande luce per noi: la nostra umanità ha una dignità e una bellezza inestimabile, unica e preziosa, che il Padre riconosce e ama nel suo Figlio, custodendola accanto a sé; ciascuno di noi è chiamato a mostrare già ora questa bellezza e grandezza attraverso i gesti e le parole dell’amore, nel dono di sé: questo è il Vangelo da portare “sino ai confini della terra”, questa è la fede accompagnata dai “segni” della fraternità, della solidarietà, del dialogo, della liberazione, del perdono, della pace.

Paradossalmente, vivere secondo la nostra vera umanità non è cosa facile o scontata, ancora troppe persone e popoli sono calpestati nella loro dignità e a deciderne la sorte sembra essere solo la “legge animale” della forza, dell’egoismo, della sete di immagine, di consenso e successo: andare contro corrente investendo in umanità è spesso una vera sfida.

L’Ascensione ci ricorda che non siamo soli! Il Signore Gesù prega il Padre per noi e ci sarà donato il suo Spirito.

Abbiamo bisogno di alzare lo sguardo al cielo, là dove è Cristo e noi con lui.

Portiamo le nostre paure, anche quella della morte, davanti al cielo e il cielo ci dirà che nulla va’ perduto della nostra vera e bella umanità, immensamente amata e attesa.

“Quando avrete un peso nell’animo, guardate le stelle o l’azzurro del cielo.

Quando vi sentirete tristi, quando vi offenderanno, quando qualcosa non vi riuscirà,

quando la tempesta si scatenerà nel vostro animo,

uscite all’aria aperta e intrattenetevi da soli con il cielo.

Allora la vostra anima troverà la quiete”.

                              (dal Testamento di Pavel Florenskij)

 

Sr. Emanuela Francesca

Monastero santa Chiara – Lovere (BG)