8 febbraio – V Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,13-16) 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente.
Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».

Lectio Divina

SALE E LUCE

Voi siete il sale della terra … voi siete la luce del mondo …

Così Gesù dice a noi, suoi discepoli, oggi. Come arriva Gesù a dire questo? Ripercorriamo il tratto che precede il brano narrato, in questa domenica, dal vangelo di Matteo: la notizia dell’arresto del Battista muove Gesù dalla Giudea alla Galilea, lì dove risuona la profezia di Isaia: Il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce, per quelli che abitavano in regione e ombra di morte una luce è sorta (Mt 4,16 cf Is 9,1). Gesù viene alla luce per portare luce, perché la sua parola diventi vita per noi. Chiama i primi discepoli e va annunciando il vangelo del Regno ormai vicino; insegna e guarisce i malati, libera dagli spiriti del male e sul monte proclama beata la condizione di coloro che lo vedono e lo ascoltano, beata la nostra realtà, perché in essa entra la sua parola di luce, di guarigione, di gioia, di salvezza.

Questa Parola è il sale che dà sapore, è la luce che illumina ogni condizione di vita. Ascoltare e accogliere la Parola, che è il vangelo del Regno, ci rende sale e luce, pronti a darci agli altri come fa il Maestro.

Sale e luce: due immagini di vita concreta, di quotidiano contatto; due elementi essenziali alla vita umana, simboli di sapienza e di sapore, di bellezza e di evidenza, eppure non così presenti alla nostra consapevolezza se non nel momento in cui essi mancano: una minestra senza sale, un blackout improvviso esprimono l’idea del sale che perde il sapore e della lampada posta sotto il moggio. Quanto sale senza sapore! Quante lampade che non danno più luce! La Parola ci invita a tornare alla fonte, a colui che dice: Io sono la luce del mondo (Gv 8,12) e ci insegna la sapiente follia della croce.

Sale e luce: ci riportano al dono battesimale dell’essere innestati in Cristo, diventati in lui e per lui figli della luce, sapienti di Vangelo, discepoli alla sequela del Maestro. Così egli ci esorta: Risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli, non a motivo delle nostre capacità, ma per riflesso della sua vita offerta per amore.

Il vero discepolo, infatti, è come sale che non si mette in vista, ma si confonde facendo emergere il gusto, il sapore, il senso delle cose, la speranza che abita il cuore di ogni uomo. Il vero discepolo è come la luce che non può rimanere nascosta; egli è chiamato a testimoniare la sua fede lasciando semplicemente irradiare la bontà, la misericordia, la pace che vengono da Dio, piccoli lumi ai quali le tenebre dell’egoismo e del male non possono resistere. Poveri come il sale, umili come una fiammella, a servizio del Regno.

Voi siete il sale … voi siete la luce: è Parola che ci identifica come comunità di discepoli, fratelli e sorelle, immagine di una Chiesa che brilla agli occhi stessi del Signore, come sposa bella, senza macchia né ruga (Ef 5,27). Possiamo ripensare a Chiara d’Assisi, al suo diventare sale e luce per il mondo come irradiazione della sapienza e della luminosità del Crocifisso povero da lei contemplato, amato, vissuto.

Così dice, di Chiara, la Bolla di canonizzazione: Chiara si teneva nascosta, ma la sua vita era manifesta; Chiara taceva, ma la sua fama gridava … Non c’è da meravigliarsi, perché una lampada tanto vivida, tanto rilucente, non poteva rimanere nascosta, senza risplendere e senza emanare una chiara luce nella casa del Signore; e né si poteva nascondere un vasetto di tanti profumi, senza emanare la sua fragranza, e senza riempire di soave odore la dimora del Signore … (Bolla, FF3284-3285).

suor Chiara Veronica

Monastero S. Chiara – Milano –