+ Dal Vangelo secondo Matteo (11,25-30)
In quel tempo Gesù disse:
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Lectio Divina
Venite a me, voi tutti.
Chi sono i “piccoli”? Coloro che si fidano. Il fidarsi non è questione di contrastare una certa naturale diffidenza, né ingenuità, né un semplice sentire. È questione di fede in Dio, il Padre di Gesù, il Signore del mondo, della storia e della vita di ciascuno.
“Nessuno conosce il Padre se non il Figlio”: il mistero della loro intimità d’amore resta insondabile per noi, da un punto di vista intellettivo; tuttavia, nella fede ci è riservato un dono molto più grande: per il battesimo – come ci assicura S. Paolo nella seconda lettura (Rm 8,9.11) – “lo Spirito abita in voi”. Ma lo Spirito è proprio l’amore del Padre e del Figlio, concreto (pur non visibile) in quanto Persona, la Persona-Amore. Quindi, se per l’intelletto ci è impossibile comprendere, per la fede siamo immersi in quella realtà: immersi e nello stesso tempo abitati. Siamo cioè permeati, fuori e dentro, dalla realtà meravigliosa dell’amore del Padre e del Figlio! Prenderne coscienza significa darci la possibilità di sperimentare la verità di quanto Gesù afferma: “il mio giogo è dolce ed il mio peso leggero” (v. 30). Perché solo l’amore di Dio (stabile, incondizionato e avvolgente) guarisce le ferite inferte dalla vita. Che sia stabile ed incondizionato, poi, Gesù lo dimostrerà attraverso la sua passione e morte (la prima lettura è la profezia del suo ingresso trionfale in Gerusalemme): il Re mite ed umile, accetta di spezzare sé stesso accogliendo senza
ribellione le conseguenze del male che gli uomini, suoi fratelli, hanno commesso … lui, l’unico davvero innocente e libero da ogni male, dimostra in questo modo tutta la benevolenza del Padre a nostro riguardo.
Solo facendoci piccoli possiamo intravedere questo scorcio di luce profonda, che fa delle nostre povere vicende umane un luogo dove sperimentare il ristoro che Gesù offre. Allora, in questa fede, saremo in grado di innalzare in verità il suo stesso grido: “Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli” (v. 25).
Io Francesco, piccolino, vostro servo … il nostro santo Padre ci è maestro e modello di questa piccolezza evangelica: non a caso, nella sua sapienza, la Chiesa ha scelto proprio il Vangelo di questa domenica per onorare la sua festa liturgica. A laude e gloria di Dio!
sr. Elena Amata – Monastero S. Chiara, Vicoforte
