+ Dal Vangelo secondo Giovanni (3,16-18)
In quel tempo, disse Gesù a Nicodèmo:
«Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito, perché chiunque crede in lui non vada perduto, ma abbia la vita eterna.
Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo, ma perché il mondo si salva per mezzo di lui.
Chi crede in lui non è condannato; ma chi non crede è già stato condannato, perché non ha creduto nel nome dell’unigenito Figlio di Dio».
Lectio Divina
Con lo sguardo dell’Umile Ancella Maria che oggi ricordiamo nella visitazione ad Elisabetta, ci disponiamo a contemplare il nostro Dio Trino ed Uno nel mistero della SS. Trinità. E chi più di Maria potrebbe narrarne la Presenza viva ed operante, chi più di lei potrebbe intonare il canto di benedizione per le grandi opere compiute nella sua esistenza dalla fecondità dell’Amore. Così S. Francesco la designava e pregava: “Santa Maria Vergine, nel mondo tra le donne non è nata alcuna simile a te, figlia e ancella dell’altissimo sommo Re, il Padre celeste, madre del santissimo Signore nostro Gesù Cristo, sposa dello Spirito Santo…”; così vorremo sentirci un po’ tutti rappresentati proprio grazie a questo mistero che ci abita, che ci attrae che ci avvolge in un’unica comunione d’Amore. Un mistero che è entrato a far parte della nostra vita fin dal giorno del nostro battesimo e che invochiamo all’apertura di ogni preghiera liturgica con l’espressione: “Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” e a conclusione come dossologia: “Sia gloria al Padre e al Figlio e allo Spirito Santo”.
La festa della Trinità dovrebbe non tanto indurci a speculazioni su questo mistero ineffabile, quanto piuttosto a fare esperienza della Trinità stessa nella chiesa, la quale ne è immagine, in quanto nata nel cuore del Padre, fondata sul Figlio e radunata dallo Spirito Santo. Ne abbiamo conferma attraverso le parole dell’apostolo Paolo che nella seconda lettera ai Corinzi che oggi riascoltiamo ci introduce come comunità orante nella celebrazione eucaristica: “La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l’amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi”.
È una liturgia dinamica quella della SS. Trinità, una liturgia profumata della freschezza di una Parola viva e vivificante che come vortice inarrestabile vuole vincere ogni definizione statica e fredda del Dio che professiamo per invitarci ad entrare nello spazio di una identità, di un Nome che ha il sapore di una bellissima relazione, di un legame profondo che sa esprimersi solo e unicamente uscendo da sé nella irresistibile necessità del dono.
Dice Gesù a Nicodemo: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito… Dio, infatti, non ha mandato il Figlio nel mondo per condannare il mondo…”. Questo è il volto del nostro Dio Trino e Uno, il volto di un “Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” il volto del “Dio dell’amore e della pace” …
La pericope giovannea ci rimanda inoltre con insistenza alla centralità del Nome del Figlio, quel Figlio unigenito amato e mandato per rivelarci attraverso la sua vita i tratti del cuore misericordioso del Padre. Celebrare la SS. Trinità è dunque contemplare la gratuità dell’amore vicendevole, amore che sa ritrarsi per fare spazio, che sa spogliarsi per arricchire l’altro, che genera continuamente spazi di inclusione dove ciascuno e tutti insieme possiamo sentirci a casa grazie alla dolce e gentile azione dello Spirito.
Spirito santo soffio di vita che procedi dal Padre,
Spirito di amore e di consolazione donatoci dal Risorto,
vieni e ricordaci l’Amore che non muore.
Signore Gesù, Figlio amato e donato
tu che vedi i più profondi segreti dei cuori
e conosci i desideri dello Spirito,
prega per noi e per la Chiesa intera.
O Dio nostro Padre, fedele e misericordioso
porta a compimento la nostra fiduciosa attesa.
Per Cristo nostro Signore, Amen.
Sr Chiara Francesca, monastero di Milano
