30 novembre – I Domenica di Avvento – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (24,37-44)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo. Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.
Vegliate dunque, perché non sapete in quale giorno il Signore vostro verrà. Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro, veglierebbe e non si lascerebbe scassinare la casa. Perciò anche voi tenetevi pronti perché, nell’ora che non immaginate, viene il Figlio dell’uomo».

Lectio Divina

Terminate le dispute con i capi di Israele, Gesù esce dal tempio. L’evangelista, prima di raccontare la passione, presenta il quinto ed ultimo dei discorsi che formano la struttura del suo Vangelo: il discorso apocalittico o escatologico, ovvero le parole di Gesù che annunciano e rivelano le realtà future, quelle definitive. Questo discorso   escatologico, nel suo insieme, ha tre possibili riferimenti: la distruzione di Gerusalemme avvenuta nell’anno 70 d.C., la fine del mondo e della storia e, per ogni singolo uomo, il momento della morte.  In questa prospettiva il nostro brano ha uno scopo chiaramente esortativo: Matteo ricorda alla sua comunità le parole del Maestro sulla necessità di «essere svegli» per accorgersi della Sua presenza.

1.Come furono i giorni di Noè, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. Infatti, come nei giorni che precedettero il diluvio mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito, fino al giorno in cui Noè entrò nell’arca, e non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e travolse tutti: così sarà anche la venuta del Figlio dell’uomo.

a. Com’erano i giorni di Noè? Molto simili ai nostri giorni, vissuti dalla maggior parte delle persone nella spensieratezza che toglie la consapevolezza; talmente presi dalle mille occupazioni quotidiane, pur lecite e importanti, quegli antichi uomini non dedicavano tempo né voglia di pensare al senso della loro vita e al loro futuro: per questo, a differenza di Noè, non si accorsero di nulla finché venne il diluvio e li inghiottì tutti. Quando si accorsero di qualcosa era troppo tardi.  La seconda lettura, tratta dalla lettera ai Romani di San Paolo ci esorta a svegliarci da un sogno di eternità illusoria e prendere coscienza del miracolo della vita, che è già eterna mentre i nostri passi si muovono nello scenario di questo mondo: questo voi farete CONSAPEVOLI DEL MOMENTO.

b. Mangiavano e bevevano, prendevano moglie e prendevano marito…. Non si accorsero di nulla. Niente di male, azioni necessarie e onorabili. Però c’è qualcosa di più grande del vivere pensando solo al mangiare, al bere, alla ricerca continua di relazioni che saziano la sete di affetto; c’è qualcosa di più nobile: il Figlio dell’uomo che viene per noi. La venuta del Signore non è fuori dalla storia, ma irrompe nella vita dell’uomo e della donna proprio mentre sono impegnati a lavorare per avere di che vivere, ad intessere legami affettivi anche profondi (prendevano moglie prendevano marito…). È lì, nel concreto delle nostre giornate, che avviene l’Incontro, quello che può salvare la nostra vita. Mangiare e bere sono azioni essenziali per vivere, ma se diventano la nostra illusoria áncora di salvezza per non morire divengono, al contrario la nostra tomba. Dimentichiamo che la vita ha un senso e va vissuta anche in funzione di quello che verrà, in funzione di una promessa, che è iniziata fin dall’origine del mondo e che non verrà meno neanche dentro la morte, un compimento che ci viene donato e non conquistato.

2. …Allora due uomini saranno nel campo: uno verrà portato via e l’altro lasciato. Due donne macineranno alla mola: una verrà portata via e l’altra lasciata.

Non è cosa fai, ma come lo fai. Quegli uomini e quelle donne stavano facendo la stessa cosa. Questo “essere portati via” non è una catastrofe che polverizza il nostro fare; è, invece, il compimento della speranza. E se il “fare” è stato impostato bene, cioè non avremo assolutizzato il lavoro, le relazioni, lo star bene… ci rallegreremo e saremo colmi di letizia nell’incontro con il Figlio dell’uomo che abbiamo cercato, atteso, amato come il Fine dell’esistenza; è in Lui che troveremo la risposta all’inquietudine dell’affetto, del sentirci sazi di cose, di cibo, di salute.

3. …se il padrone di casa sapesse a quale ora della notte viene il ladro…

Il giorno del Signore viene sempre come un ladro, come qualcosa di imprevisto, non calcolato, che non rientra nei nostri programmi giornalieri, annuali. Forse perché abbiamo fatto della vita la nostra proprietà: le cose che utilizzo sono mie, le relazioni tendo a gestirle io, io sono mia/o; la vita è mia, mia moglie e i miei figli mi appartengono, il mio lavoro lo organizzo io e le cose devono andare secondo i miei programmi. Come quel ricco del Vangelo che, dopo un abbondante raccolto, disse: farò dei granai più grandi, godi, bevi, mangia perché hai molti beni per molti anni. Stolto! Questa notte ti sarà chiesta la vita. Il Figlio dell’uomo viene nell’ora in cui non pensiamo e non immaginiamo, secondo schemi che non abbiamo preparato. Quante paure ci fanno attaccare alle realtà dell’oggi che ci rassicurano! Lo aveva compreso bene Francesco d’Assisi. Un giovane che aveva programmato il suo futuro e il suo presente: divenire importante, grande cavaliere. Sogni buoni per un giovane. Ma la Parola lo raggiunge e cambia l’orientamento della sua corsa: “Guarda che stai seguendo il servo, stai inseguendo solo la “figura” non l’Originale, le creature non il Creatore”.  Il Signore “come un ladro” viene a scassinare la casa della sua vita: Lui, che ha un fiuto speciale per le cose preziose, riesce così a portare alla luce il Tesoro che Francesco per paura aveva nascosto e nemmeno sapeva di possedere, essere figlio amato e benedetto, salvato per grazia! Restituisce i beni al padre, restituisce i beni ai poveri, restituisce la vita a Colui che lo ha Creato e va incontro a sorella morte cantando… Il sogno, quando è nutrito dalla Parola di Dio, non è il luogo delle nostalgie o degli idealismi, ma quello dove la provvidenza di Dio si fa concreta, storica, possibile. È sufficiente sgombrare il terreno dalle opere delle tenebre di cui ciascuno conosce i nomi dentro la propria vita e il proprio cuore.

Lasciamoci prendere la vita dal Signore! Questo Avvento prepari il nostro cuore perché sia pronto a farsi visitare, pronto a ricevere un ospite gradito che è il Signore. Quando verrà il Signore ci trovi vivi!

Le sorelle di Bergamo