30 agosto – XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (16,21-27)

In quel tempo, Gesù cominciò a spiegare ai suoi discepoli che doveva andare a Gerusalemme e soffrire molto da parte degli anziani, dei capi dei sacerdoti e degli scribi, e venire ucciso e risorgere il terzo giorno.
Pietro lo prese in disparte e si mise a rimproverarlo dicendo: «Dio non voglia, Signore; questo non ti accadrà mai». Ma egli, voltandosi, disse a Pietro: «Va’ dietro a me, Satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini!».
Allora Gesù disse ai suoi discepoli: «Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vuole salvare la propria vita, la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà.
Infatti quale vantaggio avrà un uomo se guadagnerà il mondo intero, ma perderà la propria vita? O che cosa un uomo potrà dare in cambio della propria vita?
Perché il Figlio dell’uomo sta per venire nella gloria del Padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno secondo le sue azioni».

Commento

Nella liturgia di questa domenica, un destino comune sembra legare il profeta della parola, Geremia, e il discepolo di Gesù: lo scandalo del fallimento e un apparente rifiuto, la promessa di una vita piena che si avvera solo mediante la morte. Il profeta è chiamato ad annunciare e a dare la vita per la parola che proclama, a lasciarsi bruciare e trapassare da questa parola e, a volte, a sentire il peso che la sua missione comporta vivendo la tentazione di abbandonare tutto. La Parola è come un fuoco ardente che il profeta tenta di contenere senza riuscirvi. Così è anche per il discepolo di Gesù chiamato a seguirlo attraverso un cammino pieno di contraddizioni, di fatiche, che contrastano le logiche mondane di ieri e di oggi. Questo è stato il destino di Gesù e il discepolo ne segue le orme, quelle di “non conformarsi al mondo, ma di lasciarsi trasformare rinnovando il modo di pensare per poter discernere la volontà di Dio”. Per Pietro e, ogni discepolo, non è sufficiente fare la propria professione di fede, ma occorre far propria la logica del Maestro, come Egli intende realizzare la propria missione. Occorre accogliere la modalità di Gesù di essere Figlio, di vivere da Figlio, cioè in un continuo e obbediente ascolto del Padre. Per Gesù è affidarsi totalmente alla volontà del Padre, percorrere la sua via di dono gratuito, di una vita di servizio umile per i fratelli. La via di Dio è quella della minorità e non di un potere che schiaccia: è una via di debolezza che sceglie la povertà dell’uomo, il suo fallimento e la sua umiliazione, cioè tutto ciò che rende visibile il suo essere creatura, per trasformarli in luogo di vita. Questo è anche il volto del Dio di Gesù e tutta la sua vicenda storica ce lo testimonia. La croce allora non è un peso da portare, ma la via da abbracciare di un amore che non ha misura, “l’amore di Colui che a noi tutto si è donato”. Questo è il pensare secondo Dio e non secondo gli uomini, che Gesù richiama a Pietro e anche a noi. La tentazione rimane sempre quella di scendere a compromessi con le esigenze della sequela divenendo scandalo, pietre di inciampo per chi attende una testimonianza luminosa del vangelo. Il pensare secondo gli uomini è sempre mettere al centro sé stessi cercare gloria a poco prezzo, sino a scoprire che il prezzo diventa carissimo perché disumanizza la persona e la relega a un fine della vita solo orizzontale e non eterno. La via di Dio chiama ciascuno ad un’adesione libera a Cristo, al suo amore che coinvolge tutta l’esistenza e chiede di assumere la sua logica che dà senso al vivere e al morire. È rimanere in Lui per essere fecondi secondo il vangelo e non secondo i nostri progetti, in Lui per un’adesione che si fa sequela: è mettere le nostre orme nelle sue, smettendo di cercare modalità per salvare la vita, ma imparando a perderla nel dono perché solo così possiamo sperimentare la pienezza che Gesù ci promette, anche umanamente, quella felicità che ci fa gustare la vita che ci abita e che si comunica, si moltiplica in noi e negli altri.

Sorelle Clarisse-Bergamo