28 giugno – XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (10,37-42)

In quel tempo, disse Gesù ai suoi discepoli: «Chi ama il padre o la madre più di me non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più di me non è degno di me; chi non prende la sua croce e non mi segue, non è degno di me. Chi avrà trovato la sua vita, la perderà: e chi avrà perduto la sua vita per causa mia, la troverà. Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. Chi accoglie un profeta come profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto come giusto, avrà la ricompensa del giusto. E chi avrà dato anche solo un bicchiere di acqua fresca a uno di questi piccoli, perché è mio discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».

Lectio Divina

“…più di me… non è degno di me…”.

Il discepolo di Gesù è chiamato dal Maestro a operare, nel segreto del suo cuore, una sorta di graduatoria, che lo restituisca all’ordine e all’armonia primordiale. Come una chiave musicale, posta all’inizio di ogni riga, determina le note, la melodia e la sua armonia, così questa graduatoria riplasma la nostra vita, il nostro volto e il nostro cuore, rendendoli simili a quelli di Gesù.

Tale operazione, però, non è tra le più semplici, né tra le più indolore! Come spada a doppio taglio, infatti, la Parola di Gesù entra nelle giunture e nelle midolla del nostro cuore per separare, tagliare, per discernere. Essa infatti tocca le corde più profonde del nostro essere, la nostra affettività, la razionalità, l’emotività, la memoria, ecc.; insomma tocca sul vivo la nostra carne perché totalmente e interamente si volga a Dio, senso e fine della nostra esistenza. Tutto ciò può scandalizzare, oppure affascinare e mettere in movimento. Non è, però, un processo fatto una volta per tutte, ma un lento e paziente discernimento che si attua, giorno dopo giorno, nella profondità del nostro cuore, a volte con sofferenza e dolore.

Il vangelo odierno è chiarissimo: Gesù non esita a parlare di un “di più”, di un “non è” e perfino di un “prendere la croce”. Tali parole sono forti e inequivocabili. Possiamo fare orecchio da mercante, ma, buon per noi, se abbiamo il coraggio e l’audacia di lasciarci provocare da questa Parola dalla quale dipende la qualità della nostra vita. Sappiamo che la posta in gioco è alta! Si tratta, infatti, di vivere pienamente oppure di vivacchiare appiattiti sul presente, obbedendo alle nostre passioni narcisistiche e senza un orizzonte di speranza!

Che cosa scegliamo?

Quali decisioni vogliamo prendere? Verso quale orizzonte orientare la nostra vita?

Verso dove muovere i nostri passi?

Siamo disponibili ad assumere la logica della Pasqua per morire al nostro io e rinascere secondo lo Spirito?

La sua promessa è certa: “…non perderemo la sua ricompensa”.

Sorelle Clarisse

Monastero di Bergamo