27 Luglio – XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

+ Dal Vangelo secondo Luca (11,1-13)

Gesù si trovava in un luogo a pregare; quando ebbe finito, uno dei suoi discepoli gli disse: «Signore, insegnaci a pregare, come anche Giovanni ha insegnato ai suoi discepoli». Ed egli disse loro: «Quando pregate, dite:
“Padre,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno;
dacci ogni giorno il nostro pane quotidiano,
e perdona a noi i nostri peccati,
anche noi infatti perdoniamo a ogni nostro debitore,
e non abbandonarci alla tentazione”».
Poi disse loro: «Se uno di voi ha un amico e a mezzanotte va da lui a dirgli: “Amico, prestami tre pani, perché è giunto da me un amico da un viaggio e non ho nulla da offrirgli”; e se quello dall’interno gli risponde: “Non m’importunare, la porta è già chiusa, io e i miei bambini siamo a letto, non posso alzarmi per darti i pani”, vi dico che, anche se non si alzerà a darglieli perché è suo amico, almeno per la sua invadenza si alzerà a dargliene quanti gliene occorrono.
Ebbene, io vi dico: chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. Perché chiunque chiede riceve e chi cerca trova e a chi bussa sarà aperto.
Quale padre tra voi, se il figlio gli chiede un pesce, gli darà una serpe al posto del pesce? O se gli chiede un uovo, gli darà uno scorpione? Se voi dunque, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono!».

Lectio Divina

In questa pericope, Gesù ci viene incontro come maestro di preghiera e di vita. L’evangelista Luca ci parla sovente dalla preghiera di Gesù: è intensa e decisiva e attira l’ammirazione gioiosa dei discepoli che gli chiedono di insegnare loro a pregare. Questo dettaglio ci ricorda Chiara d’Assisi che “era vigilante in orazione in contemplazione sublime, in tanto che alcuna volta, tornando essa da la orazione, la sua faccia pareva più chiara che lo usato, e da la bocca sua ne usciva una certa dolcezza” (FF 3026), capace di suscitare nelle sorelle il desiderio di una preghiera assidua, vigilante e fiduciosa.

Nel Vangelo, Gesù consegna ai suoi discepoli la preghiera del Padre nostro che diviene uno dei cardini della nascente comunità cristiana. In questa manciata di versetti è racchiuso il segreto della preghiera di Gesù? Certamente no, ma queste parole ci insegnano con quale atteggiamento dobbiamo porci davanti a Dio, Padre di Gesù e Padre nostro.

Il primo movimento della preghiera è tutto rivolto verso l’alto: chiediamo la santificazione del Nome benedetto e glorioso e invochiamo la venuta del suo Regno. In fondo stiamo chiedendo al Signore di rivelarci una briciola del suo Mistero e di affrettare la sua rivelazione! Dopo queste audacissime richieste, Gesù ci insegna a supplicare Dio affinché entri nel tessuto ordinario della nostra esistenza, bisognosa di pane e di perdono, di liberazione e di pace. In queste invocazioni impariamo a conoscere il volto di un Dio eternamente chino su di noi, pronto a soccorrerci in ogni nostra povertà: egli è “il nostro Donatore, il Padre delle misericordie che ci colma dei suoi benefici” (cfr. FF 2823). Egli si prende cura di noi con sollecitudine e affetto, per noi egli apre la sua mano e ci sazia di beni. La seconda parte del testo ci offre un paio di esempi terreni in cui le richieste vengono esaudite: una persona bussa alla porta di un amico a notte fonda per chiedere un pane, un bambino chiede al papà qualcosa da mangiare e ambedue ricevono ciò di cui hanno bisogno. La parabola dell’amico importuno, propria di Luca, ci insegna la fiducia nell’esaudimento della preghiera: anche Dio si lascia disturbare da noi a ogni ora del giorno e della notte, quindi non deve venire meno la nostra perseveranza. La stessa logica guida anche il racconto del padre che esaudisce le richieste del figlio.

Gesù, regalandoci la sua preghiera filiale, ci insegna che tutto può entrare nelle parole che innalziamo al Padre: il nostro desiderio di infinito e la nostra incolmabile sete di vita. Quindi, come poveri, spalanchiamo le nostre mani, certi di ricevere la misura scossa, pigiata e traboccante dello Spirito santo e vivificante! «Allora invocherai e il Signore ti risponderà, implorerai aiuto ed egli dirà:

“Eccomi!”» (Is 58,9)… Mendicanti di Dio, o cercatori,

alla vostra inquietudine

in gioioso sacrificio vi dono

la mia stessa fede, mio sangue:

condividendo il pane amaro

delle nostre solitudini.

(David Maria Turoldo)

Nadiamaria, sorella povera

del Monastero di Lovere (BG)