23 febbraio – Martedì I Settimana di Quaresima

+ Dal Vangelo secondo Matteo 6,7-15

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Pregando, non sprecate parole come i pagani: essi credono di venire ascoltati a forza di parole. Non siate dunque come loro, perché il Padre vostro sa di quali cose avete bisogno prima ancora che gliele chiediate.
Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe».

Commento

Chi è il protagonista della mia preghiera? Quale oggetto contiene? Che senso le do?

Quando al centro sto io e il dialogo è unidirezionale non stiamo pregando, stiamo chiedendo al medico un’impegnativa. Da lì nasce un rancore se non cambia niente o un arrivederci alla prossima in caso di esito positivo.

Oggi ci viene ricordato che la preghiera è anzitutto relazione: entrare in dialogo con un Dio che è Padre ci aiuta a rapportarci meglio con il prossimo che è fratello. Siamo invitati a pregare «affinché possiamo amare i nostri prossimi come noi stessi, trascinando tutti con ogni nostro potere al tuo amore, godendo dei beni altrui come dei nostri e nei mali soffrendo insieme con loro» (FF 270). Questo è pregare: riconoscersi fratelli di fronte al Padre.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2021” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano