2 maggio – V Domenica di Pasqua – Anno B

+ Dal Vangelo secondo Giovanni (15, 1-8)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Io sono la vite vera e il Padre mio è l’agricoltore. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo taglia, e ogni tralcio che porta frutto, lo pota perché porti più frutto. Voi siete già puri, a causa della parola che vi ho annunciato.
Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può portare frutto da se stesso se non rimane nella vite, così neanche voi se non rimanete in me. Io sono la vite, voi i tralci. Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto, perché senza di me non potete far nulla. Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e secca; poi lo raccolgono, lo gettano nel fuoco e lo bruciano.
Se rimanete in me e le mie parole rimangono in voi, chiedete quello che volete e vi sarà fatto. In questo è glorificato il Padre mio: che portiate molto frutto e diventiate miei discepoli».

Commento

La parola di Dio, che ogni giorno ascoltiamo, è parola potente che ci purifica. L’azione dello Spirito santo che costantemente apre i nostri orecchi all’ascolto e ci consente di riconoscere la voce del Signore, vuole accompagnare sempre il percorso della nostra vita.

Non è detto che siamo consapevoli dell’azione della parola, ma dobbiamo essere costanti, anche se spesso dimentichiamo la parola ascoltata nella liturgia. Eppure, anche solo la piccola fedeltà quotidiana è un dono ricevuto e ci consente di rimanere in Cristo, di essere discepoli.

Non possiamo sapere, se non, forse, in minima parte, ciò che veramente opera il vivificante Spirito in noi: consentiamo alla sua azione potente di raggiungerci, custodirci e trasformarci.

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2021” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano