17 agosto – XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno C

+ Dal Vangelo secondo Luca (12,49-53)

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:
«Sono venuto a gettare fuoco sulla terra, e quanto vorrei che fosse già acceso! Ho un battesimo nel quale sarò battezzato, e come sono angosciato finché non sia compiuto!
Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra? No, io vi dico, ma divisione. D’ora innanzi, se in una famiglia vi sono cinque persone, saranno divisi tre contro due e due contro tre; si divideranno padre contro figlio e figlio contro padre, madre contro figlia e figlia contro madre, suocera contro nuora e nuora contro suocera».

Lectio Divina

UN DIO ESIGENTE

La Parola che ci viene consegnata in questa domenica ci presenta la radicalità del vangelo, le sue esigenze forti, che non ammettono sconti. Chi per primo comunque vive e porta al suo compimento questa parola è sempre Gesù, Lui che è venuto per ‘gettare fuoco sulla terra’, e che desidera che questo fuoco si diffonda, in quell’onda di amore che avvolge tutto e tutto copre. La sete di Gesù è quella di poter donare tutto e tutto salvare, riportando ogni uomo al suo vero principio, a recuperare il volto di figlio, di opera delle mani di Dio. Il suo battesimo ci apre al nostro battesimo: Lui vive con la consapevolezza di percorrere una via il cui  termine è uno solo: il dono totale di se, l’offerta irreversibile della sua vita, fatta una volta per tutte, nel segno del sangue versato e quindi diffuso sul mondo intero.

Questa offerta è la discriminante del nostro vivere da figli: ‘Pensate che io sia venuto a portare pace sulla terra?’. E’ una contraddizione questa, con tutte le parole di pace che percorrono la sacra scrittura, il vangelo e tutto il nuovo testamento? Può Dio donarci la pace, lo shalom, e nello stesso tempo, aprire alla divisione, alla contrapposizione? Questo mostra la sorprendente novità del vangelo, che sa mettere insieme gli opposti. Unità e divisione non ci portano a una confusione di vita, ma al contrario a saper vivere tutte le esigenze della nostra sequela di un Dio che non si è fatto sconti.

La lettera agli Ebrei ci dice che la Parola di Dio è come una spada a doppio taglio che divide, il primo compito della Parola di Dio è quello di separare, come nella creazione che separando si sono formati i mondi, le acque, le piante, gli animali, l’uomo e la donna. La divisione che opera la Parola non è pertanto finalizzata a eliminare, distruggere, ma a dare vita: dividendo, qualcosa nasce, qualcosa prende vita. La pace del vangelo non è buonismo, né compromesso, la pace nasce da un morire, da un perdere se stessi perché trovi spazio quella novità che dona ad ogni parte la pace vera,quella che resta, che porta vita..poichè nessuno vince, ma tutti perdiamo qualcosa di noi perché l’altro viva. Forse è questo il segreto per realizzare una convivenza umana senza conflitti e contrapposizioni: fare dei conflitti e delle contrapposizioni un luogo di rinascita, un luogo in cui ciascuno perde qualcosa di se per camminare insieme. E’ quel passaggio pasquale che ritorna, che si ripropone per dare corpo all’unità che non è uniformità ma capacità di dare valore ad ogni parte: nuora e suocera, siano nuora e suocera; figlia e madre siano figlia e madre; padre e figlio siano padre e figlio: la bellezza di ciascuno non diventa più contrapposizione ma valore aggiunto a una vita che ci supera, perché più grande di tutti, perché tutti la riceviamo e non la imponiamo a nessuno. Gesù ci richiama a dividerci non per separarci ma perché possiamo sentirci ed essere tutti figli, che vivono e camminano grazie al medesimo dono che tutti avvolge e arricchisce.

E’ quella fraternità nuova che Francesco e Chiara hanno voluto formare alla luce del Vangelo, unica regola di vita, unica forma che da forma al nostro essere figli liberi e vivi. Per Francesco e Chiara la fraternità era questo: unità nella diversità, non cancellare le diversità per esprimere unità e comunione. Francesco, alla domanda “Chi era il vero frate minore?”, risponde elencando le particolarità che ciascun frate portava, le capacità e bellezze di ciascuno: tutte insieme formavano il volto del vero frate minore. La sfida per oggi e per tutti i tempi è questa: il vangelo ce lo esprime..lo Spirito ci indichi le vie.

 

Sr. Grazia Maria

Monastero Porto Maurizio