16 agosto – XX Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (15,21-28)

In quel tempo, Gesù si ritirò verso la zona di Tiro e di Sidòne. Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare: «Pietà di me, Signore, figlio di Davide! Mia figlia è molto tormentata da un demonio». Ma egli non le rivolse neppure una parola.
Allora i suoi discepoli gli si avvicinarono e lo implorarono: «Esaudiscila, perché ci viene dietro gridando!». Egli rispose: «Non sono stato mandato se non alle pecore perdute della casa d’Israele».
Ma quella si avvicinò e si prostrò dinanzi a lui, dicendo: «Signore, aiutami!». Ed egli rispose: «Non è bene prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». «È vero, Signore – disse la donna –, eppure i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni».
Allora Gesù le replicò: «Donna, grande è la tua fede! Avvenga per te come desideri». E da quell’istante sua figlia fu guarita.

Commento

Dal luogo dove ha tenuto un insegnamento su ciò che è puro e impuro (Mt 15,10-20) Gesù si muove verso la zona di Tiro e Sidone, un territorio pagano, che tuttavia Matteo aveva già evocato al cap.10,21-22 con una sorta di elogio anticipato.
Non ci è detto se Gesù abbia realmente sconfinato – una lettura suggestiva di molti autori – ma proprio durante questa sorta di ritiro, accade qualcosa di particolare: «Ed ecco, una donna cananea, che veniva da quella regione, si mise a gridare…».
C’è dunque un Gesù che si muove verso un territorio pagano, allontanandosi da Israele, e c’è una donna che viene da quella terra e che, con il suo grido, sembra già annullare la distanza.
C’è una soglia che entrambi devono attraversare.
Matteo chiama la donna cananea, un termine che richiama i tradizionali nemici di Israele e accentua così il contrasto tra il popolo dell’alleanza e i pagani. Eppure è proprio questa donna pagana a chiamare Gesù Signore e Figlio di Davide.
Al silenzio di Gesù sono i discepoli ad avvicinarsi e a implorare, forse più per il loro quieto vivere.
Alle parole di Gesù che sembrano chiudere ogni possibilità la donna non si ritira, si avvicina e si prostra davanti a Gesù. Lui parla con lei. Lei chiede di nuovo per il bene della figlia, che è anche il suo; non si arresta davanti all’essere paragonata ai cagnolini, osa, non si arrende, fino a provocare l’ammirazione di Gesù.
Possiamo leggere questo incontro come un vero e proprio itinerario di fede, segnato innanzitutto dalle posture della donna. All’inizio la donna sta dietro e grida (Mt 15,22), segue Gesù e lo invoca ancora a distanza; vive il proprio bisogno e affida tutto alla misericordia. Poi la donna si avvicina e si prostra. Il verbo usato da Matteo è lo stesso che troviamo per i Magi davanti al bambino (Mt 2,11) e per i discepoli dopo la risurrezione (Mt 28,17). Non è soltanto un gesto di supplica: è il riconoscimento dell’autorità di Gesù.
La donna rimane nel dialogo, lo sollecita. Pur ricevendo una risposta che potrebbe scoraggiarla, non si ritira né protesta. Accetta l’immagine proposta da Gesù e la trasforma in una professione di fiducia: «È vero, Signore, eppure i cagnolini mangiano le briciole…». Si tratta di una fede grande che riconosce il proprio bisogno e la potenza di chi ha davanti: il figlio di Davide che è Signore (Mt 22,41ss) e che ha una briciola di salvezza anche per lei.
La sua postura rivela l’interiorità: umiltà unita a una sorprendente libertà.
Anche il modo di pregare della donna cambia e diventa progressivamente più essenziale: dal grido alla supplica, dalla supplica all’affidamento.
L’elogio di Gesù ricorda quello rivolto al centurione di Cafarnao (Mt 8,10), anch’egli pagano.
Il modo di agire di Gesù può urtare. Non rivolge subito la parola alla donna, non asseconda la richiesta dei discepoli e, quando finalmente le parla, sembra quasi respingerla.
Possiamo però guardare al silenzio di Gesù e alla sua modalità di entrare in relazione, come a un atteggiamento di progressiva apertura di uno spazio di ascolto e non a una semplice «tattica pedagogica». Il racconto è costruito come un dialogo in cui entrambi i protagonisti si lasciano coinvolgere. La donna non è passiva: grida, si avvicina, argomenta, risponde, osa. E Gesù non interrompe il dialogo, si lascia interpellare, fino a riconoscere la grande fede della donna. È un passaggio fondamentale: il desiderio della donna è anche quello di un Dio che vuole essere misericordioso con tutti (II lettura).
Leggendo il testo vengono in mente parole come confine e appartenenza e scene come quella dell’incontro tra Francesco d’Assisi e il Sultano:
«Il confine tra noi e l’altro non è un ostacolo ma una soglia, e le soglie sono fatte per essere attraversate con cura, con attenzione, con quella forma di rispetto che Francesco chiamava fraternità». Paolo Benanti