15 agosto – Assunzione della beata Vergine Maria, solennità

+ Dal Vangelo secondo Luca (1, 39-47)

In quei giorni, Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa, in una città di Giuda.
Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta. Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino sussultò nel suo grembo.
Elisabetta fu colmata di Spirito Santo ed esclamò a gran voce: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo. E beata colei che ha creduto nell’adempimento di ciò che il Signore le ha detto».
Allora Maria disse:
«L’anima mia magnifica il Signore
e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
perché ha guardato l’umiltà della sua serva.
D’ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
Grandi cose ha fatto per me l’Onnipotente
e Santo è il suo nome;
di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua.

Lectio Divina

FATTI PER IL CIELO

Nel cuore dell’estate la Chiesa sembra chiederci di fermarci per contemplare il Cielo. Nel cuore delle vacanze estive, ovunque siamo, la Chiesa, che è Madre, sembra dirci: fermati e contempla il Cielo per cui anche tu sei stato creato. Dunque l’Assunzione, una solennità percepita talvolta come devozionale, talaltra come “distante” dalla vita quotidiana, ci riguarda in realtà da molto vicino.

Ce lo dice la pericope dell’evangelista Luca che narra il viaggio di Maria da Elisabetta, l’incontro tra le due donne e il canto del Magnificat.

Se potessimo leggere questa pericope con occhi e cuore nuovi, vi troveremmo una scena di vita quotidiana: una donna che porta nel corpo il dono di una vita (che in questo caso rappresenta l’attesa di tutto Israele), sa che una sua parente ha bisogno, allora corre per andare ad aiutarla e portarle la lieta notizia. Avviene in modo analogo anche per noi quando abbiamo una bella notizia, delicata e preziosa, che però non tutti potrebbero capire. E quando Maria arriva da Elisabetta, la gioia dell’incontro è straripante, tanto che Maria che canta il suo Magnificat. 

La solennità dell’Assunzione dice che la nostra cronaca quotidiana può diventare storia, storia sacra. 

Il Magnificat canta Dio che opera nel mondo attraverso di noi. 

È quella possibilità di gustare la gioia e l’intimità con il nostro Dio ogni giorno. E questo deriva dal farsi piccoli: perché ha guardato l’umiltà della sua serva. Il che non significa fare chissà quali mortificazioni, ma è il riconoscere quello che veramente siamo: creature fragili e deboli, ma amate. Ecco perché di Maria il grande Dante Alighieri canta umile e alta più che creatura.

Il cielo non è solo il Paradiso. È lasciar risplendere il Suo regno senza porre ostacoli, per esempio esercitando quella dimensione del “permesso, grazie, scusa”. È condividere i modi stessi di Maria come la disponibilità: si alzò e andò in fretta. 

Se per la società attuale questa sembra una strada di diminuzione di umanità, occorre non farci ingannare dallo spirito del mondo che ci illude con proposte di grandezza e dominio sugli altri, ogni giorno e in ogni situazione, anche le più innocue, perché il nemico del genere umano cerca sempre di toglierci la gioia e la pace di Dio.

Come canta Maria nel Magnificat, Lui ci innalza e ci ricolma di beni, non come lo fa il mondo, ma in modo duraturo e fecondo di vita vera per tutti, un innalzarci che non è calpestare gli altri, assolutizzare le nostre idee, accumulare soldi o visualizzazioni, ma stare solidali con i fratelli e le sorelle. Allora la nostra vita fiorirà in umanità e tutto di noi sperimenterà quell’anticipo di Cielo a cui un giorno saremo chiamati definitivamente.

Suor Maria Gioia
Monastero di Bra