+ Dal Vangelo secondo Giovanni (12,24-26)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Voi siete il sale della terra; ma se il sale perde il sapore, con che cosa lo si renderà salato? A null’altro serve che ad essere gettato via e calpestato dalla gente. Voi siete la luce del mondo; non può restare nascosta una città che sta sopra un monte, né si accende una lampada per metterla sotto il moggio, ma sul candelabro, e così fa luce a tutti quelli che sono nella casa. Così risplenda la vostra luce davanti agli uomini, perché vedano le vostre opere buone e rendano gloria al Padre vostro che è nei cieli».
Commento
Sembra che l’impegno di tutti sia di rimanere vivi, di conservare a lungo la vita. Si esorcizzano l’anzianità e la morte, ci si riveste di maschere pur di non far vedere i lineamenti che raccontano l’avanzare del tempo, si rischia di rimanere eterni adolescenti.
Non ci accorgiamo che solo accogliendolo, imparando a perdere, iniziamo a essere vivi. Sembra un paradosso, ma la natura stessa ce lo indica: il seme deve morire per dare frutto, la vita è un continuo ri-cominciare da inizio ad inizio, senza fine, per poter arrivare al compimento.
Morire a sé per accogliere la sfida della nostra rinascita, trasformando la vulnerabilità in forza e impegno, la minaccia in coraggio, il dolore in solidarietà, la passività in attivismo, e permettere all’eterno di abitare in noi e nel tempo.
Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano
