1 ottobre – S.Teresa di Gesù Bambino, Vergine e Dottore della Chiesa – Memoria

+ Dal Vangelo secondo Luca (10,1-12)

In quel tempo, il Signore designò altri settantadue e li inviò a due a due davanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi.
Diceva loro: «La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe! Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada.
In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra.
Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà offerto, guarite i malati che vi si trovano, e dite loro: “È vicino a voi il regno di Dio”. Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle sue piazze e dite: “Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino”. Io vi dico che, in quel giorno, Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città».

Commento

Quanto ci pare inutile morire a ventiquattro anni dentro a un monastero; quanto ci risulta smielata una spiritualità della piccolezza che parla della dolcezza e della cura di un Dio che ci invia come agnelli in mezzo ai lupi.

Eppure, la sfida che tutte e tutti siamo chiamati a vivere qui e ora, nell’epoca del tutto e subito, è proprio la stessa che affrontò anche santa Teresina: non credere all’abbaglio del possedere (cose, persone, relazioni) e dell’imporsi ad ogni costo, con idee o azioni eclatanti, ma fidarsi del fatto che solo accogliendo e condividendo il poco che siamo potremo scoprire che noi stessi costituiamo, abitandolo, il regno di Dio.

Beati noi, inquilini amati, perché abbiamo la possibilità di guardare più all’abbondanza della messe che alla scarsità degli operai!

Dal “Calendario del Patrono d’Italia 2026” – Ed. Biblioteca Francescana – Milano