1 febbraio – IV Domenica del Tempo Ordinario – Anno A

+ Dal Vangelo secondo Matteo (5,1-12a) 

In quel tempo, vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro dicendo:
«Beati i poveri in spirito,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati quelli che sono nel pianto,
perché saranno consolati.
Beati i miti,
perché avranno in eredità la terra.
Beati quelli che hanno fame e sete della giustizia,
perché saranno saziati.
Beati i misericordiosi,
perché troveranno misericordia.
Beati i puri di cuore,
perché vedranno Dio.
Beati gli operatori di pace,
perché saranno chiamati figli di Dio.
Beati i perseguitati per la giustizia,
perché di essi è il regno dei cieli.
Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia. Rallegratevi ed esultate, perché grande è la vostra ricompensa nei cieli».

Lectio Divina

Non è passato molto tempo da quando Giovanni è stato messo in prigione e Gesù ha iniziato il suo ministero di predicazione: invito alla conversione e annuncio del vangelo del regno, e già molti lo cercavano, lo seguivano, venivano guariti. Una fama che si diffonde rapidamente, una folla che si raduna da molte parti, alcuni discepoli che Lui chiama e che lo seguono.

Ed è così che vedendo le folle, Gesù salì sul monte: si pose a sedere e si avvicinarono a lui i suoi discepoli. Si mise a parlare e insegnava loro. Sappiamo che Matteo vuole presentare Gesù come il vero e unico Maestro, riprendendo la figura di Mosè che sul monte insegna al popolo di Israele, ma mi colpisce lo sguardo di Gesù posato sulla folla prima, e sui discepoli dopo, mentre proclama le beatitudini, e non si capisce bene a chi e di chi stia parlando. 

Mentre Luca, nelle sue beatitudini, pone sempre sulla bocca di Gesù: beati voi…, con un riferimento diretto a chi ascolta, Matteo preferisce un approccio più generale, in cui ciascuno possa sentirsi attirato per la felicità promessa, senza riconoscersi ancora arrivato. E sembra basti poco per raggiungerla, perché è una felicità promessa ai poveri, a quelli che piangono, ai miti, a quelli che hanno fame e sete… ed è facile riconoscersi in queste categorie. Ma i poveri sono poveri in spirito, perché non cercano la felicità nelle ricchezze, sono attaccati solo a Cristo Gesù, è Lui il Regno dei cieli che è loro promesso già ora, e sono miti che possederanno la terra del loro cuore perché sanno piangere i propri peccati, i mali del mondo e le sofferenze dei fratelli e sorelle in umanità. Per questo hanno fame e sete di Colui che per noi è diventato sapienza per opera di Dio, giustizia, santificazione e redenzione, e riconoscendosi oggetto di misericordia ad essa si aprono per divenirne canali. È così che il cuore si purifica e diviene capace di riconoscere il volto del Padre in ogni suo figlio e figlia, portando a tutti la pace di Cristo, anche quando per causa sua sono perseguitati. Ed è qui, solo qui, che arriva il voi, sì, noi… ed è stupore, riconoscenza, per una chiamata accolta ad essere con-sorti di Cristo, popolo umile e povero che confida nel nome del Signore, consapevoli che quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti; quello che è debole per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i forti; quello che è ignobile e disprezzato per il mondo, quello che è nulla, Dio lo ha scelto per ridurre al nulla le cose che sono, perché … chi si vanta, si vanti nel Signore.

Riguardo alle beatitudini potremmo dire quello che san Francesco disse nel suo saluto alle virtù: 

Non c’è proprio nessuno in tutto il mondo,
che possa avere una sola di voi,
se prima non muore [a se stesso].
Chi ne possiede una e le altre non offende,
le possiede tutte,
e chi una sola ne offende
non ne possiede alcuna e le offende tutte.

Sr Marilena Ester

Monastero di Bra